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10

mar
2017

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Il tesoro del granduca in Palazzo Pitti a Firenze: collezionisti e collezioni

On 10, mar 2017 | | In Senza categoria

Ottavio_Vannini_-_Michelangelo_Showing_Lorenzo_il_Magnifico_the_Head_of_a_Faun_-_Palazzo_Pitti_-_Firenze

Recentemente il Museo degli argenti di Firenze, ospitato al piano terreno di Palazzo Pitti, è stato ribattezzato con il più evocativo nome di Tesoro del Granduca. In effetti l’originaria denominazione, sebbene giustificata dalla presenza di una superba collezione di manufatti in argento provenienti da Salisburgo e appartenuti all’ultimo granduca di Toscana Ferdinando III di Asburgo Lorena, non rendeva completamente giustizia della ricchezza della collezione che, oltre ai già citati argenti, annovera vasi antichi in onice, calcedonio, diaspri e giada, avori, ambre, vasi e coppe in lapislazzuli o cristallo di rocca, arredi in commesso di pietre dure, cammei romani e rinascimentali, oggetti esotici, coppe realizzate con noci di cocco, uova di struzzo o conchiglie montate con raffinate oreficerie.


I nuclei collezionati non solo testimoniano la produzione di cosiddette arti decorative nei secoli, ma soprattutto offrono il ritratto di coloro che li hanno collezionati: i vasi romani in diaspro e onice provenienti dall’Oriente acquistati da Lorenzo il Magnifico che li fece montare su piedi in oro e li fece dotare di manici in argento e pietre incidendo sul vaso il suo stesso nome; le opere in cristallo di rocca e in lapislazzuli collezionati da l granduca Francesco I per i loro supposti poteri taumaturgici, protettivi e antivenefici; gli arredi in pietre dure così amati da Ferdinando I; le austere ambre per le quali nutriva una vera passione la granduchessa Maria Maddalena d’Austria; gli avori appartenenti in parte a Mattias de’ Medici, che li aveva raccolti nel sacco di Coburgo del 1632 nell’ambito della sua partecipazione alla Guerra dei Trent’anni, e in parte al cardinale Leopoldo, fratello di Mattias; gli altaroli in oro, argento, pietre preziose, corallo del granduca Cosimo III. In poche parole questa collezione di “minuterie” ci rivela il lato più segreto di questa famiglia di mecenati che ci appare solitamente intenta a incoraggiare solamente gli artisti maggiori. Tra le varie raccolte, ce n’è una che attraversa trasversalmente la storia della famiglia Medici e la cui realizzazione ha visto il contributo di tanti collezionisti per confluire nella mani dell’ultima discendente della casata, Anna Maria Luisa de’ Medici. Questa è la collezione delle cosiddette “galanterie gioiellate”, un nutrito gruppo di gioielli in oro smaltato, pietre preziose e perle. Queste gioie, realizzate tra la seconda metà del XVI secolo e il XVIII secolo, sono in gran parte caratterizzate dall’uso di un elemento prezioso e bizzarro allo stesso tempo: la perla scaramazza o barocca. Si tratta di una perla naturale dalla forma talmente irregolare da ispirare la fantasia di orafi che hanno forgiato, partendo dalla forma delle perle, spille, pendenti, ciondoli dalle forme più disparate: perle allungate divenute il corpo di libellule o draghi, perle cave divenute dal carena di una gondola, altre talmente bitorzolute da diventare il corpo di uno struzzo, la pancia molle e rigonfia di un grosso Bacco o di un caricaturale soldato svizzero.
Visitare il Tesoro dei Medici, allestito negli appartamenti estivi della famiglia e incorniciato dagli affreschi barocchi di scuola fiorentina e bolognese, significa assaporare la fantasia di questi collezionisti ghiotti di bizzarrie e conoscerne, al di là dell’algida etichetta di corte, il lato giocoso e anche infantile

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