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Recensioni

Bill Viola a Palazzo Strozzi a Firenze: per una anatomia delle emozioni

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Avevo già tentato arditi paragoni tra l’arte contemporanea e quella rinascimentale e la mostra che il fiorentino Palazzo Strozzi dedica a Bill Viola (video artista americano) me ne dà nuovamete l’occasione.

Al di là dei rimandi che la mostra stessa propone e che Bill Viola autorizza (riflessioni sul Pontormo, su Masolino, Paolo Uccello, ecc), ieri mi sono meravigliata di trovare una assonanza dei video proiettati con le opere di due geni del Rinascimento, i nomi più rappresentativi di questo straordinario periodo dell’arte internazionale, Leonardo da Vinci e Michelangelo.

Alla Galleria degli Uffizi è nuovamente esposta, dopo 5 anni di restauro, l‘Adorazione dei Magi, opera lasciata incompiuta da Leonardo da Vinci nel 1482 a causa del suo trasferimento a Milano. Nell’osservare i dettagli che nessuno di noi per anni era stato in grado di gustare, ho fatto particolare attenzione a tutti quei personaggi presenti all’epifania del Signore, tutti quei volti che, emergendo dall’ocra dello sfondo, come per incanto prendono lineamenti riconoscibili e si assiepano intorno alla Madonna che dolcissima mostra il suo bambino. I volti, come di consueto per Leonardo, sono un campionario di emozioni molto diverse tra di loro; ma, a ben vedere, sembra che siano un’unica persona che, avvicinandosi alla divinità, esprime con la sua espressione i mille sentimenti che affiorano al suo cuore. Mi è venuto in mente il video intitolato The greeting (Il saluto), dove grazie allo slow motion Viola dilata una scena durata 45 secondi per farla diventare un video di 30 minuti circa. Questo gli e ci permette di vedere quanto complesse siano le emozioni umane susitate da un incontro inaspettato (dallo stupore alla gioia, dalla diffidenza alla confidenza, ecc).

Che dire poi di Michelangelo! Il David, perfetto in ogni dettaglio anatomico e per questo tanto poetico nell’insieme, suggerisce proprio che il sezionare l’emozione negli infiniti sentimenti che la compongono niente toglie alla poesia dell’insieme; al contrario aiuta ad apprezzare pienamente la complessità dell’opera che ci coinvolge tanto a livello conscio che inconscio.

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