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Recensioni

Herbert Percy Horne e il suo museo a Firenze

On 26, gen 2018 | | In Recensioni, Visite guidate a Firenze

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Talora la visita di un museo offre qualcosa in più che non la “sola” possibilità di vedere begli oggetti, esposti l’uno di fianco all’altro, quasi orfani del luogo e delle persone per cui sono stati creati; talora si riesce a tratteggiare, man mano che la visita si svolge, il ritratto di chi questi manufatti ha raccolto con passione, cercando magari di recuperarne e assaporarne lo spirito originale. È questo ciò che provo ogni volta che visito il Museo Horne a Firenze; ed è questo ciò che spero di riuscire a trasferire a coloro che mi seguono in questa scoperta.


Si può descrivere il museo Horne come il contenitore, certo elegante, di opere di Giotto, Masaccio, Bernardo Daddi, Giambologna, Beccafumi, Simone Martini, Filippo e Filippino Lippi e tanti altri; oppure lo si può raccontare come la creatura di un visionario che, mettendosi sulle tracce di un passato idealizzato, ha tentato di ricostruire filologicamente lo spirito di un’epoca a cui una intera generazione di appassionati guardava con nostalgia.
Horne nasce a Londra nel 1864, nella patria e nel tempo della seconda rivoluzione industriale, quando le industrie vedono l’arrivo di macchinari che parcellizzano e spersonalizzano il lavoro. Seguendo il movimento Arts and Crafts, sogna di tornare ad un tempo in cui la realizzazione di oggetti era affidata ad artisti-artigiani che la curavano dalla ideazione alla consegna; e lui stesso si mette in gioco: architetto, progetta edifici ma disegna anche le carte da parati per questi edifici; pittore, dipinge acquerelli ma anche ex-libris; collezionista, raccoglie dipinti e sculture dei grandi ma anche i cassoni nuziali, gli stipi e gli oggetti d’uso del passato. Così, entrando nelle viscere del passato, diventa storico, critico e mercante d’arte.
La sua collezione, lasciata allo Stato Italiano e divenuta museo nel 1921 dopo la prematura morte avvenuta nel 1917, ha la capacità di mettere in “corrispondenza d’amorosi sensi” e, non lontana dalle “urne de’forti” ospitate in Santa Croce, rende eterno questo amore che Horne provò per Firenze e la sua età dell’oro

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