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Iniziative

Il Cinquecento a Firenze: la mostra da non perdere a Palazzo Strozzi

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I curatori della mostra di Palazzo Strozzi, Antonio Natali e Carlo Falciani (tra i maggiori esperti dell’arte cinquecentesca), hanno avuto il coraggio di dedicare una mostra a maestri che, fino ad ora, hanno avuto poca fortuna critica, ma che proprio da questa esposizione emergono come straordinari creatori di emozioni e poesia sia nelle loro opere di argomento religioso che in quelle allegoriche e profane.

L’esposizione inizia in maniera spettacolare: nelle prime due sale i visitatori vengono accolti da un’opera di Michelangelo, una di Andrea del Sarto, di Baccio Bandinelli, Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino e Benvenuto Cellini. Si rimane senza fiato di fronte alle forme, ai colori, alla sensibilità e alla poesia di questi maestri; e questo deve essere stato anche per chi, proprio da questi, fu educato. Infatti il vero e proprio cuore della mostra si svela a partire dalla terza sala, dove troviamo le opere di quei pittori che, partendo dall’esempio di quei grandi, seppero rispondere alle esigenze di un periodo storico così controverso. Se, infatti, le chiese dovevano essere riallestite con dipinti chiari, didattici e pieni di decoro, le dimore signorili si andavano riempiendo di ritratti e soprattutto di allegorie profane e al limite della provocazione.

Alessandro Allori, Girolamo Macchietti, Jacopo Zucchi, Maso da San Friano, Mirabello Cavalori, Santi di Tito e l’Empoli, Jacopo Ligozzi, il Giambologna, Vincenzo Danti, Giovan Battista Naldini e lo Stradano: tutti artisti le cui opere riempiono le chiese fiorentine e che ben seppero interpretare i dettami della controriforma; e artisti che allo stesso modo realizzarono felici composizioni seguendo le indicazioni sempre più intellettualiste dei loro committenti.

Un’occasione dunque da non perdere per poter ammirare le enormi pale d’altare delle chiese fiorentine, molte di esse restaurate per l’occasione e finalmente ben illuminate, e le piccole talora piccolissime tavole, alcune di essere in rame, che i committenti dell’epoca nascondevano nei loro studioli lontane dagli occhi del volgo. Ben venga allora il titolo proposto originariamente dai curatori per questa mostra “Lascivia e divozione”, che riassume in due sole parole la complessità del periodo, delle richieste dei committenti e la capacità camaleontica di questi grandi artisti

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