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Iniziative

Leonardo da Vinci: il codice Leicester alla Galleria degli Uffizi

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Tra poco meno di un mese inizia il 2019 che, per gli appassionati di arte, significa anche la celebrazione del quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci, avvenuta a Amboise, in Francia, il 2 maggio 2019.

Come è facile intuire, sia la Francia, sua patria negli ultimi tre anni di vita, che l’Italia hanno molto lavorato e investito per rendere il giusto omaggio a questo genio, divenuto oggi un’icona così sfruttata dal marketing da essere quasi ridotta ad un’etichetta.

A Firenze da poco tempo, e per poco tempo ancora, è approdato l’unico codice leonardiano in mani private, il Codice Leicester o Hammer, oggi di proprietà di Bill Gates. Si trova temporaneamente (fino al 20 gennaio) nella Galleria degli Uffizi; è stato restaurato ed è esposto in maniera scientifica e accattivante grazie alla sapienza del curatore della mostra, Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo di Firenze.

Vale la pena investire del tempo nella visita della Galleria, cercando, se possibile, di “dimenticare” il percorso tradizionale, per seguire le orme di Leonardo. Il percorso che vi propongo è parte di un itinerario più vasto dedicato a Leonardo da Vinci grazie al quale si riesce ad avere una conoscenza approfondita del periodo storico nel quale è vissuto, del contesto culturale che lo ha visto esordire, della realtà artistica che lo ha aiutato a raggiungere le vette del suo operare. La consapevolezza di tutto questo aiuta a comprendere più a fondo Leonardo da Vinci e, se possibile, a renderlo più umano e meno iconico, restituendocelo nella sua grandezza.

Quando Leonardo da Vinci, ancora adolescente, arriva a Firenze, la città è al culmine del suo prestigio: sta iniziando l’età di Lorenzo Il Magnifico. Il giovane Leonardo proviene dalla campagna e in città trova una realtà vivace: sono state da poco inaugurate le grandi basiliche, le botteghe artistiche sono attive, gli intellettuali hanno un grande seguito. C’è da star sicuri che Leonardo abbia visitato Santa Maria Novella e Santa Croce, che abbia studiato le novità “latine” di Giotto e Arnolfo di Cambio e lo sviluppo che ne hanno dato Masaccio e Donatello. D’altronde suo padre lo avvia all’arte, proponendolo come discepolo al Verrocchio che proprio in quegli anni si stava occupando di terminare la cupola di Brunelleschi, coronando la lanterna con la palla in rame dorato, di cui è visibile oggi la copia. Nella bottega Leonardo assorbe come una spugna le molteplici abilità e competenze del suo maestro: architettura, pittura, scultura, oreficeria, fusione dei metalli, ingegneria; ogni cosa è interessante per la sua fame di conoscenza. Comincia a fare incontri interessanti a Firenze durante il suo soggiorno durato quindici anni e incrocerà Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Piero della Francesca. Proprio quest’ultimo è una chiave per comprendere Leonardo: la prospettiva, la matematica, la pittura fiamminga saranno punti fermi in tutto il suo percorso, come vediamo nella nuova stanza degli Uffizi che raccoglie, quasi fosse un sacrario, le tre tavole da lui dipinte nel primo periodo fiorentino: L’Annunciazione, il Battesimo di Cristo e l’Adorazione dei Magi. Dopo aver raggiunto tali vette, il trentenne artista parte alla volta di Milano, dove raggiungerà la sua maturità, e parte da vincitore, scelto dallo stesso Magnifico per rappresentare Firenze nella città per poi tornare venti anni più tardi. Il suo ritorno non è stato facile: nonostante la grandezza delle sue opere milanesi (la Vergine delle rocce, il cenacolo di Santa Maria delle Grazie), la sua fama di artista troppo lento, meticoloso e evanescente lo precede. Giunto in città, oltre alla sua fama, lo attendono giovani artisti dal talento non inferiore al suo, Michelangelo e Raffaello. Sono anni difficili quelli del secondo periodo fiorentino, da molti punti di vista, ma Leonardo è pur sempre l’artista, il cui cartone per Sant’Anna e la Vergine merita due giorni di coda in piazza Santissima Annunziata, dove risiede. Sono gli anni della Gioconda e degli appunti dedicati agli studi sull’acqua, vergati con magnifica grafia e illustrati da poetici disegni che oggi compongono il Codice Leicester. A prima vista questi fogli sembrano solo studi di scienza e ingegneria, ma basta soffermarsi un po’ per comprendere che c’è molto di più. Analizzando la sua scrittura, si comprende la sua storia umana, mentre le sue osservazioni mostrano la sua innata curiosità e la sua insoddisfazione. I disegni poi ci mostrano il suo senso della scienza e della poesia che mai in lui si scindono, come anche l’irrequietezza di un uomo che cerca un senso nell’Universo. IL codice, lungi dall’essere un semplice insieme di studi, racchiude la complessità umana e intellettuale di Leonardo e ci permette di entrare in intimità con lui

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