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Tradizioni

Una tradizione pittorica tutta fiorentina: dal desco da parto al tondo

On 21, gen 2017 | | In Tradizioni, Visite guidate a Firenze

Lo Scheggia, Desco da parto, Museo di Palazzo Davanzati

C’era un‘antica tradizione nelle famiglie nobili fiorentine che riguardava il lieto evento della nascita. La nuova madre, dopo la fatica del parto, aveva il privilegio di rimanere a letto per molto tempo, assistita da serve, che si occupavano di lei, e da balie, che nutrivano e curavano il neonato. La nascita di un nuovo erede era salutata con grande gioia dalla famiglia e anche dalle famiglie alleate, le quali, in segno di buon augurio, spesso recavano in dono alla puerpera il cosiddetto “desco da parto”. Si tratta di un vassoio che molto spesso veniva riempito di frutta.

Questo uso si trova documentato negli affreschi dipinti da Domenico del Ghirlandaio nella cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella; in particolare sulla parete di sinistra dove è raffigurata la Nascita di san Giovanni Battista. Nell’immagine un’ancella entra, con passo leggiandro, nella camera da letto, arredata con sobrietà e eleganza, dove si trova, a letto appunto, la puerpera.

Questi deschi potevano essere semplici vassoi, più o meno grandi; ma si diffuse nella prima metà del ’400 la moda di farli decorare dai pittori, con scene riguardanti la nascita, l’infanzia o la fertilità. A questo proposito basterà entrare nel suggestivo museo di Palazzo Davanzati per trovare un divertente e raffinatissimo desco dipinto dal fratello di Masaccio, Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia. In questo desco si trovano raffigurati, sul recto, alcuni bambini e ragazzi che giocano al gioco del Civettino, mentre sul retro sono raffigurati due bambini che si toccano i riccioli e i genitali, con un’allusione alla fertilità. Un altro desco, molto più tardo, si trova invece alla Galleria degli Uffizi e si tratta dell’opera del Pontormo che reca la raffigurazione della nascita di Giovanni Battista sul recto e lo stemma della famiglia committente con tanto di arpie sul verso. Purtroppo qualcosa di questo genere ha lasciato l’Italia e penso al desco di Masaccio dei Musei Statali di Berlino oppure al famoso desco per la nascita di Lorenzo il Magnifico dipinto dallo Scheggia e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York.

Nella stessa Berlino ma alla Gemaelde Galeriesi trova anche un dipinto che, pur condividendo con i deschi la forma rotonda, assume una funzione diversa: mi riferisco al tondo di Domenico Veneziano con l’Adorazione dei Magi. Esattamente la stessa cosa vale per il cosiddetto Tondo Cook dipinto da Beato Angelico e ora alla National Gallery di Washington. Questi due dipinti, per i quali alcuni storici pensano ad una committenza medicea, sono stati realizzati partendo dalla forma del desco da parto, ma sono divenuti poi dipinti tout court, caratterizzati da dimensioni sempre più grandi.

In questo senso possiamo trovare alla Galleria palatina di Palazzo Pitti il più antico tondo ancora conservato a Firenze che, ormai persa la sua funzione di desco da parto, si propone come nuovo formato: si tratta del Tondo Bartolini di Filippo Lippi rappresentante in primo piano la Madonna con il Bambino e sullo sfondo l’incontro di Gioacchino e Anna e la Nascita della Madonna. Facile immaginare come questo formato alla moda venisse molto richiesto dalle famiglie più aggiornate e dunque anche il Botticelli, non a caso allievo di Filippo Lippi, dipinge allora i due famosi tondi degli Uffizi, la Madonna del Magnificat e la Madonna del melograno. In queste due opere le figure hanno assunto dimensioni monumentali, lo sfondo non è più visibile e i personaggi raffigurati a mezza busto sono tutti compressi in primo piano. Oggi i due tondi si trovano ai due lati dell’ingresso di una delle due sale dedicate a Sandro Botticelli e il confronto aiuta a vederne le differenze: se, infatti, nella Madonna del Magnificat sembra di essere di fronte ad uno specchio convesso, nella Madonna del melograno sembra di trovarsi di fronte ad una superficie concava. Interessante sapere che proprio in quegli anni un amico del Botticelli, Leonardo da Vinci, faceva esperimenti sulla proiezione di immagini su superfici curve. Un altro filone è quello della scuola di Domenico Ghirlandaio: sempre agli Uffizi troviamo il tondo raffigurante l‘Adorazione dei Magi e poco oltre il noto Tondo Doni di Michelangelo. Come si vede queste opere condividono tutte gli stessi temi, in cui il protagonista è un bambino, talora Giovanni, talora Maria, talaltra Gesù.

Ultimo esempio che mi preme citare è il Tondo Corsini dipinto da Filippino Lippi, non casulamente figlio di Filippo e discepolo collega di Botticelli, e conservato presso la collezione della Cassa di Rispario di Firenze. Il Tondo Corsini, con il suo diametro di 173 cm, è il più grande tondo del Rinascimento: nonostante il formato la composizione ha una forte verticalità ed è molto decentrato e asimmetrico

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