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	<title> &#124; Guida turistica a Firenze &#187; Tradizioni</title>
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		<title>Anna Maria Luisa de&#8217; Medici: ricordiamola il 18 febbraio visitando il museo delle Cappelle medicee</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 09:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>Il 18 febbraio del 1743 morì a Firenze l&#8217;ultima erede della famiglia granducale, Anna Maria ...</p></p><p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/anna-maria-luisa-de-medici/">Anna Maria Luisa de&#8217; Medici: ricordiamola il 18 febbraio visitando il museo delle Cappelle medicee</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/anna-maria-luisa-de-medici/">Anna Maria Luisa de&#8217; Medici: ricordiamola il 18 febbraio visitando il museo delle Cappelle medicee</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>Il <strong>18 febbraio del 1743</strong> morì a<strong> Firenze</strong> l&#8217;ultima erede della famiglia granducale, <strong>Anna Maria Luisa de&#8217; Medici</strong>, figlia di Cosimo III, penultimo granduca di Toscana, e di Marie Louise d&#8217;Orléans, granduchessa e cugina di Luigi XIV. Nata l&#8217;11 agosto del 1667, crebbe alla corte fiorentina grazie alle cure della nonna Vittoria della Rovere dal momento che la madre nel 1674 era tornata in Francia, lasciando in Toscana i tre figli, il gran principe Ferdinando, Anna Maria Luisa e Gian Gastone. Nonostante questo abbandono, Anna Maria Luisa fu cresciuta con amore e fu particolarmente cara al padre. Nel 1691 la principessa sposò l&#8217;elettore palatino Giovanni Guglielmo von Pfalz Neuburg e, lasciata Firenze, si trasferì a Dusseldorf, dove visse fino alla morte del coniuge nel 1716. Divenuta vedova, decise di tornare a Firenze e qui rimase fino alla morte, affiancando il padre e il fratello nell&#8217;amministrazione dello Stato.<span id="more-923"></span></p>
<p>Alla morte di Gian Gastone gli Asburgo-Lorena subentrarono ai Medici e il primo granduca della nuova famiglia regnante fu Francesco Stefano. Quest&#8217;ultimo non venne mai a Firenze, ma vi inviò come suo rappresentante il principe di Craon, il quale offrì a Anna Maria Luisa il titolo di reggente di Toscana, incarico che lei non accettò, preferendo ritirarsi a vita privata negli appartamenti a lei destinati in Palazzo Pitti o nella Villa La Quiete.</p>
<p>I motivi per i quali Firenze commemora il ricordo di Anna Maria Luisa de&#8217; Medici sono molteplici: ovviamente con  lei si intende celebrare la dinastia alla quale apparteneva con tutto quello che tale dinastia ha rappresentato per Firenze e per la Toscana; inoltre si vuole ricordare quello che questa principessa fece prima di lasciare tutto il potere in mano agli Asburgo-Lorena. Infatti il 31 ottobre 1737, alla morte di Gian Gastone, Anna Maria Luisa firma il cosiddetto Patto di Famiglia, con il quale sancisce l&#8217;arrivo dei nuovi granduchi che elegge eredi dei Medici in tutte le questioni riguardanti lo Stato; ad esclusione dei beni artistici. Sì, l&#8217;elettrice palatina stabilisce che i beni mobili di casa Medici vengano donati alla città e allo Stato e rende impossibile &#8220;levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato, Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose, della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri&#8221;.</p>
<p>Con questo atto Anna Maria Luisa garantisce al suo popolo il godimento dei beni accumulati dai Medici nei secoli del loro dominio e per questo ancora oggi la onoriamo per la lungimiranza del suo gesto, considerato un atto d&#8217;amore verso il granducato, capace di far, almeno in parte, dimenticare la gestione dissennata che aveva caratterizzato il potere mediceo negli ultimi decenni.</p>
<p>Parteciperemo anche noi alla commemorazione, visitando il museo delle Cappelle Medicee sabato 18 febbraio alle 11.</p>
<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/anna-maria-luisa-de-medici/">Anna Maria Luisa de&#8217; Medici: ricordiamola il 18 febbraio visitando il museo delle Cappelle medicee</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una tradizione pittorica tutta fiorentina: dal desco da parto al tondo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 10:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate a Firenze]]></category>

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<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/visite-guidate-firenze/una-tradizione-pittorica-tutta-fiorentina-dal-desco-da-parto-al-tondo/">Una tradizione pittorica tutta fiorentina: dal desco da parto al tondo</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p lang="zxx">C&#8217;era un<strong>&#8216;antica tradizione nelle famiglie nobili fiorentine</strong> che riguardava il lieto evento della nascita. La nuova madre, dopo la fatica del parto, aveva il privilegio di rimanere a letto per molto tempo, assistita da serve, che si occupavano di lei, e da balie, che nutrivano e curavano il neonato. La nascita di un nuovo erede era salutata con grande gioia dalla famiglia e anche dalle famiglie alleate, le quali, in segno di buon augurio, spesso recavano in dono alla puerpera il cosiddetto &#8220;desco da parto&#8221;. Si tratta di un vassoio che molto spesso veniva riempito di frutta.</p>
<p lang="zxx"><span id="more-917"></span></p>
<p lang="zxx">Questo uso si trova documentato negli affreschi dipinti da <strong>Domenico del Ghirlandaio nella cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella</strong>; in particolare sulla parete di sinistra dove è raffigurata la <strong>Nascita di san Giovanni Battista</strong>. Nell&#8217;immagine un&#8217;ancella entra, con passo leggiandro, nella camera da letto, arredata con sobrietà e eleganza, dove si trova, a letto appunto, la puerpera.</p>
<p lang="zxx">Questi deschi potevano essere semplici vassoi, più o meno grandi; ma si diffuse nella prima metà del &#8217;400 la moda di farli decorare dai pittori, con scene riguardanti la nascita, l&#8217;infanzia o la fertilità. A questo proposito basterà entrare nel suggestivo museo di <strong>Palazzo Davanzati</strong> per trovare un divertente e raffinatissimo desco dipinto dal <strong>fratello di Masaccio, Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia</strong>. In questo desco si trovano raffigurati, sul recto, alcuni bambini e ragazzi che giocano al gioco del Civettino, mentre sul retro sono raffigurati due bambini che si toccano i riccioli e i genitali, con un&#8217;allusione alla fertilità. Un altro desco, molto più tardo, si trova invece alla <strong>Galleria degli Uffizi</strong> e si tratta dell&#8217;opera del <strong>Pontormo</strong> che reca la raffigurazione della nascita di Giovanni Battista sul recto e lo stemma della famiglia committente con tanto di arpie sul verso. Purtroppo qualcosa di questo genere ha lasciato l&#8217;Italia e penso al desco di<strong> Masaccio</strong> dei Musei Statali di Berlino oppure al famoso desco per la nascita di Lorenzo il Magnifico dipinto dallo Scheggia e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York.</p>
<p lang="zxx">Nella stessa Berlino ma alla Gemaelde Galeriesi trova anche un dipinto che, pur condividendo con i deschi la forma rotonda, assume una funzione diversa: mi riferisco al <strong>tondo di Domenico Veneziano con l&#8217;Adorazione dei Magi</strong>. Esattamente la stessa cosa vale per il cosiddetto <strong>Tondo Cook dipinto da Beato Angelico</strong> e ora alla National Gallery di Washington. Questi due dipinti, per i quali alcuni storici pensano ad una committenza medicea, sono stati realizzati partendo dalla forma del desco da parto, ma sono divenuti poi dipinti tout court, caratterizzati da dimensioni sempre più grandi.</p>
<p lang="zxx">In questo senso possiamo trovare alla<strong> Galleria palatina di Palazzo Pitti</strong> il più antico tondo ancora conservato a Firenze che, ormai persa la sua funzione di desco da parto, si propone come nuovo formato: si tratta del <strong>Tondo Bartolini di Filippo Lippi</strong> rappresentante in primo piano la Madonna con il Bambino e sullo sfondo l&#8217;incontro di Gioacchino e Anna e la Nascita della Madonna. Facile immaginare come questo formato alla moda venisse molto richiesto dalle famiglie più aggiornate e dunque anche il <strong>Botticelli</strong>, non a caso allievo di Filippo Lippi, dipinge allora i due famosi tondi degli Uffizi, la <strong>Madonna del Magnificat</strong> e la<strong> Madonna del melograno</strong>. In queste due opere le figure hanno assunto dimensioni monumentali, lo sfondo non è più visibile e i personaggi raffigurati a mezza busto sono tutti compressi in primo piano. Oggi i due tondi si trovano ai due lati dell&#8217;ingresso di una delle due sale dedicate a Sandro Botticelli e il confronto aiuta a vederne le differenze: se, infatti, nella Madonna del Magnificat sembra di essere di fronte ad uno specchio convesso, nella Madonna del melograno sembra di trovarsi di fronte ad una superficie concava. Interessante sapere che proprio in quegli anni un amico del Botticelli, Leonardo da Vinci, faceva esperimenti sulla proiezione di immagini su superfici curve. Un altro filone è quello della scuola di <strong>Domenico Ghirlandaio</strong>: sempre agli Uffizi troviamo il tondo raffigurante l<strong>&#8216;Adorazione dei Magi</strong> e poco oltre il noto <strong>Tondo Doni di Michelangelo</strong>. Come si vede queste opere condividono tutte gli stessi temi, in cui il protagonista è un bambino, talora Giovanni, talora Maria, talaltra Gesù.</p>
<p lang="zxx">Ultimo esempio che mi preme citare è i<strong>l Tondo Corsini</strong> dipinto da<strong> Filippino Lippi</strong>, non casulamente figlio di Filippo e discepolo collega di Botticelli, e conservato presso la collezione della Cassa di Rispario di Firenze. Il Tondo Corsini, con il suo diametro di 173 cm, è il più grande tondo del Rinascimento: nonostante il formato la composizione ha una forte verticalità ed è molto decentrato e asimmetrico</p>
<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/visite-guidate-firenze/una-tradizione-pittorica-tutta-fiorentina-dal-desco-da-parto-al-tondo/">Una tradizione pittorica tutta fiorentina: dal desco da parto al tondo</a>
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		<title>Firenze e l&#8217;arte della tavola (2)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 15:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/firenze-e-larte-della-tavola-2/">Firenze e l&#8217;arte della tavola (2)</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>La seconda sosta è a pochi passi di distanza dal negozio <strong>Richard Ginori</strong>: in <strong>piazza Antinori</strong> 4r, di fronte alla facciata barocca della <strong>chiesa dei Santi Michele e Gaetano</strong>, si trova uno degli ingressi della boutique di <strong>Loretta Caponi</strong>. La signora Caponi, che già era conosciuta per i suoi ricami,  apre il suo primo negozio di biancheria a Firenze nel 1967 e da allora costituisce un punto di riferimento nel settore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-826"></span>Mi sono soffermata ad ammirare le tovaglie e ho avuto modo di vederne di molti tipi differenti, tutte in tessuti pregiati, ricamate e intarsiate. La signora Caponi produce anche tovaglie su richiesta, da accordare ai colori della casa oppure del servizio con cui si apparecchia la tavola. Per una tavola elegante mi piacciono le tovaglie bianche con ricami  dello stesso colore oppure con inserimento di pizzi; per una tavola da giorno sceglierei una tovaglia bianca con ricami colorati, da abbinare ad un servizio di piatti più semplice.</p>
<p>Riprendo il mio cammino alla ricerca della posateria: cammino lungo <strong>via de’ Tornabuoni</strong> e, prima di arrivare in piazza Santa Trinita, giro a sinistra in <strong>via di Porta Rossa</strong>. È qui che trovo il pane per i miei denti: al 99r si trova il negozio <strong>Pampaloni</strong>, le cui vetrine danno un assaggio del vasto assortimento di posateria in argento che possiamo trovare all’interno. Colpisce la forte innovazione che caratterizza i prodotti di questa ditta che non disdegna di impiegare un materiale tradizionale come l’argento per realizzare forme originali e talora anche bizzarre. Tra le cose più curiose è la collezione Bichierografia che comprende sia posateria che bicchieri e bottiglie e anche piatti. Questa collezione è ispirata dall’opera di un incisore e pittore romano vissuto tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, Giovanni  Maggi, che, interpretando il gusto per il bizzarro tipico del suo tempo, ideò oggetti da tavola dalle fogge stravaganti: posate con l’impugnatura a forma di serpente, calici con il piede a forma di gambe umane, bicchieri in cristallo che assomigliano a complicate composizioni di solidi geometrici sovrapposti: li ho trovati molto scenografici. Per quanto riguarda la posateria nella mia scelta sarei indecisa tra la collezione Anglia o Troia, mentre adoro la coppia di sale e pepe di Anakronistica. I proprietari hanno deciso di apparecchiare le tavole della mensa aziendale con i  propri prodotti, aprendo il ristorante al pubblico che così può rendersi conto di come una sapiente apparecchiatura possa impreziosire e valorizzare anche l’ambiente più modesto e austero</p>
<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/firenze-e-larte-della-tavola-2/">Firenze e l&#8217;arte della tavola (2)</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte della tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 15:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/larte-della-tavola/">L&#8217;arte della tavola</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>L’Italia rappresenta nel mondo una delle patrie della buona cucina: la scelta di ospitare a ...</p></p><p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/larte-della-tavola/">L&#8217;arte della tavola</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/larte-della-tavola/">L&#8217;arte della tavola</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>L’Italia rappresenta nel mondo una delle patrie della <strong>buona cucina</strong>: la scelta di ospitare a <strong>Parma l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare</strong> e di organizzare a <strong>Milano l’Expo 2015</strong> dedicato all’alimentazione ne è un’ulteriore dimostrazione. È naturale, quando pensiamo alla “<strong>buona tavola</strong>”, pensare ai tanti prodotti italiani e, fra gli altri, a quelli toscani (il vino, l’olio, i formaggi, i salumi, i dolci e le tante pietanze). E, invece,  quando diciamo “<strong>bella tavola</strong>”, a cosa alludiamo? Senz’altro alla cura che, nei secoli, i nostri artigiani hanno dedicato alla realizzazione di manufatti che rendono l’apparecchiatura invitante. A questo proposito vi racconto , in due puntate, un percorso che io stessa ho fatto qualche giorno fa alla ricerca di eccellenti creativi, artigiani artisti designers, che ancora oggi si occupano di abbellire le tavole per poter accogliere ancora più degnamente le prelibatezze della nostra cucina.<span id="more-817"></span></p>
<p>Il mio percorso inizia in via de’ Rondinelli, prosegue in piazza Antinori e, attraversando via de’ Tornabuoni, termina in via di Porta Rossa.</p>
<p>La mia prima sosta è al negozio di una storica azienda di Firenze, la <strong>Richard Ginori</strong>,  fondata con il nome di <strong>Manifattura di Doccia</strong> dal marchese Carlo Ginori nel 1735 e divenuta nel 1896 Richard Ginori poiché acquistata dall’industriale milanese Augusto Richard. L’azienda ha una storia molto lunga, complicata e talora purtroppo economicamente infelice. Tuttavia dal 2013 è stata rilevata dal <strong>gruppo Gucci</strong>. In seguito a questa acquisizione è stato restaurato lo storico negozio di <strong>via de’ Rondinelli 17r</strong>: si tratta di un esempio molto ben pensato di negozio di ambientazione. Lo spazio molto grande è suddiviso in ambienti più ristretti, ciascuno dei quali ospita una o più collezioni di porcellane da tavola e non solo. La scelta è davvero difficile. Personalmente adoro la collezione dei cosiddetti Orienti Italiani: mi ricordano molto le produzioni settecentesche rivisitate in chiave moderna grazie ai colori usati. Certo non si possono dimenticare le serie nate dalla collaborazione con <strong>Giò Ponti</strong>: dai vasi e i piatti con le donne, con le architetture e le figure mitologiche ai servizi con le catene.  La visita a questo negozio può far veramente apprezzare la storia di questa azienda che dal ‘700 fino ad oggi abbellisce le tavole con manufatti ora sobri ora colorati, sempre mantenendo una grande eleganza e raffinatezza.</p>
<p>Nei prossimi giorni vi racconterò il resto del mio percorso</p>
<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/larte-della-tavola/">L&#8217;arte della tavola</a>
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		<title>Capodanno fiorentino</title>
		<link>https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/capodanno-fiorentino/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 15:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/capodanno-fiorentino/">Capodanno fiorentino</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>Capodanno fiorentino: lunedì 25 marzo inizia finalmente il 2013 anche a Firenze. Fino al 1749 ...</p></p><p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/capodanno-fiorentino/">Capodanno fiorentino</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/capodanno-fiorentino/">Capodanno fiorentino</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p><strong>Capodanno fiorentino: lunedì 25 marzo inizia finalmente il 2013 anche a Firenze</strong>.</p>
<p>Fino al 1749 a Firenze era in uso il calendario <em>ab Incarnatione</em>, quello,cioè, che inizia il giorno a cui, secondo la chiesa cattolica, corrisponde l&#8217;incarnazione di Gesù in seno alla Madonna. Partendo dalla nascita di Cristo e retrocedendo di 9 mesi, si arriva al 25 marzo giorno dell&#8217;Annunciazione e dell&#8217;Incarnazione e dunque al capodanno fiorentino.</p>
<p><span id="more-328"></span></p>
<p>Il capodanno fiorentino e le sua celebrazione hanno ancora un legame fortissimo con Firenze se, nonostante l&#8217;adeguamento al calendario gregoriano, anche quest&#8217;anno partirà il <strong>tradizionale corteo storico</strong>. Il percorso inizia dal <strong>Palagio di Parte Guelfa </strong>e termina, snodandosi nelle vie del centro, in <strong>piazza Santissima Annunziata</strong>, dove si trova, per l&#8217;appunto, il santuario dedicato all&#8217;<strong>Annunciazione</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;appuntamento per seguire il corteo è alle 10,20</strong>: è previsto che le autorità comunali arrivino alla Santissima Annunziata verso le 11 per donare un omaggio floreale (gigli bianchi) alla cappella della Sacra Effigie. E&#8217; lì che si conserva <strong>l&#8217;affresco miracoloso</strong>: secondo la tradizione nel 1252 il pittore Bartolomeo è incaricato di dipinge un&#8217;Annuncazione. Egli, però, si addormenta dopo aver compiuto numerosi tentativi per dipingere degnamente il volto della Vergine Maria; al suo risveglio trova il volto dipinto: sarebbe stato un angelo a correre in suo aiuto. Le prime testimonianze relative al culto di questo affresco risalgono al 1341, quando vi era già stato costruito un altare di fronte.  Che questa immagine sia così venerata in città è testimoniato anche da due tabernacoli che si trovano, il primo, nella piazzetta del Capitolo e, l&#8217;altro, sotto l&#8217;arco che da via Santa Margherita immette su via del Corso. Si tratta di due affreschi di periodi diversi che ripropongono l&#8217;immagine dell&#8217;Annunziata.</p>
<p>Le celebrazioni del <strong>Capodanno fiorentino</strong> non si esauriranno con il corteo storico di lunedì mattina, ma proseguiranno in serata al <strong>Teatro Verdi</strong> dove, alle 20,30, si terrà un <strong>concerto</strong> il cui ricavato andrà in beneficenza. Inoltre durante tutta la settimana, da lunedì 25 marzo a domenica 31 marzo, sarà possibile <strong>visitare il Palazzo Vecchio dalle 9 alle 24</strong>.</p>
<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/capodanno-fiorentino/">Capodanno fiorentino</a>
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		<title>La colonna di san Zanobi in piazza San Giovanni a Firenze</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 09:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.florencetouristguide.net/blog/tradizioni/colonna-san-zanobi-piazza-san-giovanni-firenze/">La colonna di san Zanobi in piazza San Giovanni a Firenze</a>
<a href="https://www.florencetouristguide.net"> | Guida turistica a Firenze</a></p><p>Il prossimo <strong>sabato 26 gennaio</strong> si ricorda un fatto miracoloso avvenuto, secondo la leggenda, a Firenze nel 429 d.C. e legato ad una delle persone più ammirate in città, il <strong>santo vescovo Zanobi</strong>.</p>
<p><span id="more-280"></span></p>
<p>Infatti in quel giorno la salma del vescovo, già conservata nell&#8217;antica cattedrale di Firenze ovvero <strong>San Lorenzo</strong>, venne traslata nella chiesa intramuraria di <strong>Santa Reparata</strong> i cui resti si trovano adesso sotto <strong>Santa Maria del Fiore</strong>. Durante la processione la salma sfiorò un olmo spoglio che si trovava nei pressi del battistero  e improvvisamente l&#8217;olmo rimise le foglie e fiorì. I fiorentini, accorsi per il miracolo, colsero i ramoscelli dell&#8217;olmo e, a ricordo dell&#8217;evento, eressero una colonna. La colonna di oggi non è quella originale, che venne spazzata via dalla piena dell&#8217;Arno del 1333, ma una colonna comunque antica che reca un ramoscello in bronzo a ricordo del miracolo. Secondo altre ipotesi la traslazione della salma non avvenne nel 429, ma verso la fine del IX secolo.</p>
<p>Per chi avesse voglia di fare un percorso sulle orme di san Zanobi, suggerisco di iniziare proprio dalla colonna, che rappresenta un miracolo <em>post mortem</em>, e di proseguire alla ricerca delle testimonianze ancora esistenti. All&#8217;interno del <strong>duomo</strong>, e purtroppo in posizione non visitabile, esiste <strong><em>l&#8217;Arca di san Zanobi</em></strong>, opera bronzea di <strong>Lorenzo Ghiberti</strong> terminata nel 1442 . Si trova nella tribuna detta appunto di san Zanobi, ovvero nell&#8217;abside del duomo, proprio sotto l&#8217;altare. Il sarcofago conserva le spoglie del santo dal 1685, quando vi furono trasferite dalla cripta della cattedrale.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore tappa potrebbe essere il <strong>Museo dell&#8217;Opera del Duomo</strong>, dove, tra le altre meraviglie, sono conservate le sculture marmoreee che decoravano <strong>l&#8217;antica facciata del duomo</strong>: tra di esse si trova il gruppo della <em><strong>Madonna con Bambino tra i santi Zanobi e Reparata</strong></em> di <strong>Arnolfo di Cambio</strong> e bottega. Il santo, per la verità di qualità un po&#8217; inferiore rispetto alle statue della Vergine e di santa Reparata, è raffigurato, con la mitria e il pastorale, in atto benedicente.</p>
<p>Sempre nel museo, nella sala dedicata ai dipinti recanti i santi protettori della città, si trova il <em><strong>Dossale di san Zanobi</strong> </em>attribuito al <strong>Maestro del Bigallo</strong> e risalente alla metà del XIII secolo. Al centro della compisizione si trova san Zanobi con mitria e pastorale seduto su una sontuosa cattedra priva di schienale. Ai suoi fianchi sono raffigurati i suoi santi diaconi Eugenio (a sinistra) e Crescenzio (a destra) di dimensioni assai minori rispetto al santo vescovo. In basso, tra Zanobi e Eugenio, si può leggere un&#8217;iscrizione che afferma che il dipinto è stato fatto sul legno dell&#8217;olmo che rifiorì nel gennaio 429. Ai lati sono rappresentati quattro miracoli del santo. San Zanobi tra due angeli è raffigurato anche in una <em><strong>lunetta in terracotta invetriata di </strong></em><strong>Andrea della Robbia </strong>che<strong> </strong> decorava il portale della Compagnia di san Zanobi.</p>
<p>Ultima tappa di questo ideale itinerario è Borgo Albizi: tra i miracoli più noti narrati dagli agiografi e descritti anche da <strong>Sandro Botticelli</strong> nelle tavole con le <strong><em>Storie di san Zanobi</em> (</strong>conservate tra Londra, New York e Dresda) si ricorda quello della resurrezione di un fanciullo figlio di una nobildonna avvenuto proprio nel pressi dell&#8217;attuale piazza di San Pier Maggiore all&#8217;inizio di borgo Albizi.</p>
<p>San Zanobi, insieme a santa Reparata e san Giovanni Battista, è copatrono di Firenze.</p>
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