Visite guidate a Firenze
22
apr
2016
Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim a Firenze
On 22, apr 2016 | | In Visite guidate a Firenze
Si tratta di un’opportunità imperdibile per vedere a Firenze, nella cornice del superbo palazzo Strozzi e fino al 24 luglio, una selezione delle opere normalmente esposte al Solomon Guggenheim Museum di New York e alla Peggy Guggenheim Foundation di Venezia. In mostra si possono ammirare opere databili tra gli anni ’20 e gli anni’60 del ’900, di eccezionale valore, realizzate sia da artisti europei che americani. Queste opere possono essere apprezzate da due diversi punti di vista, tra di loro complementari: da un lato ciascuna di esse è un vero capolavoro godibile per se stesso; dall’altro esse costituiscono un nucleo inscindibile che tutto intero testimonia del gusto di due eccezionali collezionisti.
Infatti, al di là dell’eccezionalità dei singoli pezzi, la mostra è fondamentalmente un contributo alla comprensione dell’importanza del ruolo antico ma sempre attuale del mecenate nello sviluppo dell’arte: Solomon e Peggy Guggenheim (zio e nipote), in maniera diversa, aprirono la realtà americana alle innovazioni avanguardistiche europee, esportandovi l’astrattismo, il cubimo, il dadaismo e il surrealismo. L’ingresso di queste correnti moderniste in America ebbe, inizialmente, un effetto dirompente e fu talora molto criticato, ma, nel lungo periodo, contribuì allo svecchiamento dell’arte di questo Paese, giovane ma caparbiamente attaccato sia alla tradizione pittorica europea che alle correnti figurative autoctone. La conoscenza della cosiddetta arte non-oggettiva (Kandinski, Picasso, Duchamp ed Ernst solo per fare qualche esempio) ebbe come conseguenza la nascita dell’espressionismo americano di De Kooning o dell’arte gestuale astratta di Pollock o della pop art di Roy Lichtenstein. A oro volta le collezioni dei due Guggenheim, nate per importare l’arte contemporanea in America e progressivamente arricchitesi di opere delle nascenti avanguardie locali, cambiarono anche l’arte europea stessa nel momento in cui furono esposte nel vecchio continente in una logica dialettica che sembrava tendere all’infinito.
Per l’occasione le sale del rinascimentale palazzo Strozzi hanno cambiato pelle e si trasformano in una gigantesca macchina del tempo e delle spazio che, come per incanto, ci trasporta nella New York pre e post-bellica, quando gli artisti si trovavano a bere un cocktail nell’appartamento di Solomon Guggenheim all’hotel Plaza per discutere d’arte, o nel salotto veneziano di Peggy, attratti sia dall’antica e romantica bellezza di Venezia e che dalla surreale precisione dei dipinti di Tanguy o dalle algide macchine mobili di Calder.
Alla fine della visita apparirà chiaro che i due collezionisti e mecenati hanno contribuito fattivamente alla nascita di una nuova identità artistica in America.
In fondo questo non è molto distante, se non da un punto di vista squisitamente cronologico, da quanto avevano fatto diversi secoli prima i maggiori mecenati italiani e, tra loro, i nostri Medici.

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